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Franco Mazzucchelli

Franco Mazzucchelli nasce a Milano il 24 gennaio 1939, dove vive e lavora. è docente di Tecniche della scultura all’Accademia di Brera. La sua produzione artistica sembra seguire con particolare attiguità le coordinate del clima culturale contemporaneo, analizzando il problema dello spazio e della sua agibilità in senso allargato. Alla fine del Sessanta  Mazzucchelli matura la necessità di confrontarsi con un contesto più realistico del ristretto mondo dell’arte e delle gallerie e sperimenta una forma anomala di arte pubblica. Dopo alcuni esperimenti falliti (le prime sculture gonfiabili del 1964 durano solo venti minuti e poi si sgonfiano) nascono gli “Abbandoni” ovvero delle strutture gonfiabili in PVC lasciate in luoghi pubblici e ideate per interagire liberamente con la gente quali apertura e liberazione dal sistema dell’arte.

Grazie al film di polietilene Mazzucchelli inizia a intervenire negli ambienti creando delle membrane semitrasparenti attraverso cui lo spazio venga modificato e percepito in modo nuovo. Nella “Sostituzione” del 1973 la natura artificiale dell’opera, enormi bolle di plastica sottilissima, ribalta la normale fruibilità dell’interno della Triennale di Milano obbligando le persone a reinventare lo spazio domestico e la sua agibilità.

Le riappropriazioni della metà degli anni Settanta ripropongono in esterno la problematica delle sostituzioni, favorendo la riscoperta dei luoghi pubblici perché siano vissuti a partire da angolature inedite. In modo analogo le numerose scenografie teatrali di Mazzucchelli, partendo dall’illusorietà della rappresentazione, giocano, favorite dal fascino sintetico dei materiali plastici, sul rapporto di ambiguità tra dentro e fuori, tra natura ed artifizio.

Senza smettere di realizzare i suoi gonfiabili, ma coinvolgendo nell’azione gli studenti come momento di scambio comune di esperienze e idee, Mazzucchelli si è fatto promotore di un rinnovamento dei contenuti e degli insegnamenti nella storica Accademia di Brera che, prima ed unica in Italia, poteva vantare una cattedra di tecnica della scultura il cui contenuto era decisamente spostato verso l’utilizzo dei materiali non tradizionali. A partire dalla necessità di operare a livello artistico nel sociale, attraverso una serie di esperienze il cui luogo comune era la “collettivizzazione” e l’uscita dai circuiti preferenziali per segnare ambienti desueti o spazi esterni, l’artista è arrivato negli ultimi anni a riflettere sul concetto di monumento. L’arte di questo secolo ha stravolto il senso del monumento per sottolineare lo straniamento tra l’uomo contemporaneo e le forme di comunicazione del passato. Nella contemporaneità il monumento ha generalmente perduto la carica evocativa che aveva in passato, non interagisce più con la gente per divenire solo parte dell’arredo urbano. Mazzucchelli ha sovrapposto il suo intervento ad alcuni monumenti del passato spiazzando sia la percezione distratta del passante sia il significato originale dell’opera: per la breve durata dell’intervento di Mazzucchelli, il Napoleone di Canova nel cortile di Brera ha galleggiato etereo e privo di peso su una nuvola di polietilene percorribile all’interno

Mazzuchelli espone alla galleria il Milione nel 2011.Matteo Galbiati afferma: “Mazzucchelli genera forme e volumetrie semplici capaci di palpitare nell’estensione che le consolida nel mondo. la sua scultura non si ricava per sottrazioni o accumulazioni di materiali ma si dilata leggera; si gonfia e si sgonfia… solo di aria.” (Matteo Galbiati. Pneuma: la scultura del respiro dentro e attorno all’aria. Opere 1964/2011. Galleria il Milione).

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